Salviamo un codice
PER GIUSTA CAUSA
IL CODICE 29 DELLA BIBLIOTECA DEL SEMINARIO VESCOVILE DI PADOVA
Prof. Leonardo Granata dell’Università di Padova
L’intervento sul manoscritto 29 della Biblioteca del Seminario Vescovile di Padova può rappresentare un esempio paradigmatico nel quale il Codice dei beni culturali e del paesaggio viene concretamente applicato alla conservazione del materiale librario antico. Com’è noto, infatti, nell’art. 29 del Codice, che porta appunto il titolo «Conservazione», si affrontano in tutti i loro aspetti le procedure che guidano la salvaguardia delle componenti materiche dei beni culturali. Il primo comma dell’articolo appena ricordato stabilisce infatti che «la conservazione del patrimonio culturale è assicurata mediante una coerente, coordinata e programmata attività di studio, prevenzione, manutenzione e restauro». L’impeccabilità di questa impostazione si verifica nel fatto che ogni azione conservativa diviene frutto del coerente e programmato coordinamento tra quattro momenti fondamentali per la salvaguardia dei beni culturali.
Non è possibile del resto tutelare un manoscritto se non “riconoscendolo come bene culturale”, vale a dire attribuendogli quello statuto di «testimonianza materiale avente valore di civiltà» per usare la, ancora oggi, ineccepibile definizione messa a punto dalla Commissione Franceschini quasi mezzo secolo fa. E tale riconoscimento non può che venire dallo «studio», il primo momento appunto del processo «coerente e coordinato» che assicura l’effettiva conservazione dei beni culturali, studio che, nel caso del codice 29, si sostanzia nell’analisi, non solo dei testi da esso tràditi, ma anche delle forme che tali testi hanno assunto; ci si riferisce in particolare alle indagini paleografiche, codicologiche e storico-artistiche, che costituiscono la prima componente dell’intervento di conservazione al cui epilogo si trova il restauro. Ma esso, il restauro, assume piena valenza solo se strettamente connesso alla prevenzione e alla manutenzione, momenti altrettanto irrinunciabili in assenza dei quali il restauro perde gran parte del proprio significato.
L’obiettivo di questo progetto è proprio quello di ricomporre le quattro fasi nelle quali dovrebbe costantemente articolarsi la conservazione, coordinandole e programmandole coerentemente, così come recita il Codice dei beni culturali. Del resto da tempo nella Biblioteca del Seminario Vescovile è stata avviata una campagna di prevenzione e manutenzione che si sostanzia in interventi di revisione delle raccolte, di depolveratura dei volumi e di rilevamento dei principali parametri ambientali per verificare la loro coerenza con gli standard internazionali di conservazione del materiale librario antico. Infine, al termine del restauro del codice, si è previsto di dotarlo di una specifica custodia che favorisca la messa in atto delle più opportune misure di prevenzione; al tempo stesso si provvederà a indicare alcuni accorgimenti manutentivi che offrano le migliori garanzie per la sua conservazione nel tempo.
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