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Ritagli di Charta. Fotografia

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Ritagli di Charta è la nuova collana digitale di Nova Charta che raccoglie, seguendo il criterio della soggettazione tematica tipica della rivista, alcuni tra gli articoli che hanno destato più interesse apparsi nel corso dei suoi vent’anni di pubblicazione.

Di seguito il sommario

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Descrizione prodotto

Dalla collana Ritagli di Charta il primo numero: Fotografia

Novacharta, 2014

Copiare la verità nel vecchio Giappone.“Shashin” di Kazaburo Tamamura
di Giovanna Chiti

La recente acquisizione da parte dell’Archivio Fotografico Toscano di Prato di un album di Kazaburo Tamamura ci offre l’opportunità per gettare uno sguardo su un periodo particolarmente interessante della storia della fotografia in Giappone. L’album confezionato intorno al 1890 è costituito da 48 albumine colorate a mano montate su cartoni anch’essi dipinti a mano.

L’occhio discreto di un paparazzo. L’archivio di Giuseppe Palmas
di Simone Bardazzi

Giuseppe Palmas, forse, non avrebbe mai immaginato che, mentre si accingeva a immortalare i personaggi della Roma degli anni Cinquanta, stava consegnando i protagonisti della Dolce Vita alla storia.

Milords al sole. Gli scatti di Jean-Baptiste Gilletta
di Domenico Astengo

Intorno al 1880 molti fotografi s’installano a Nizza e tra questi il giovane Jean-Baptiste Gilletta. Mentre molti atelier nizzardi offrono ancora soprattutto “ritratti”, adeguandosi alle richieste di un vasto pubblico che svariava dalle donne di mondo ai gran borghesi, il maestro di Gilletta, Walbury de Bray, predilige i paesaggi, anche se allora occorreva molto tempo per fotografare in esterno.

Miroir réformant. Lo specchio di Germaine Krull
di Francesco Rapazzini

Cocteau l’aveva soprannominata “Miroir réformant”, un gioco di parole tra déformant e réformateur. Per lo scrittore Florent Fels era la “Valchiria della pellicola”. Per se stessa, un’artigiana. Per gli storici della fotografia, uno dei massimi esponenti del movimento modernista, dell’avanguardia legata al Bauhaus e di quella parigina che ruotava attorno a Man Ray.

La camera di Berenice. Il Nuovo Mondo di Berenice Abbott
di Francesco Rapazzini

Quando le si chiedeva di raccontare la sua infanzia, rispondeva secca che era l’ultima cosa al mondo della quale voleva parlare. Quando le si domandava chi erano i suoi amici diceva che non era un argomento che le interessava sviluppare. Quando si voleva sapere un po’ il tracciato della sua esistenza, taceva. Spalancava i suoi grandi occhi blu e profferiva parole dure e taglienti solo quando poteva lasciare libero sfogo alle sue rabbie e alle sue acrimonie verso l’establishment della fotografia americana e verso i colleghi che formavano lo zuccolo duro dell’intellighentsia al di qua e al di là dell’Oceano.

La modella pensante. Il surrealismo di Lee Miller
di Francesco Rapazzini

Era di una bellezza davvero sconvolgente. Bionda, alta e con un corpo statuario. Gli uomini impazzivano per lei e lei non se li fece mai mancare nel lavoro, nei bar dove beveva per stordirsi, per ubriacarsi. Per distruggersi. Elizabeth Miller, detta Lee – un soprannome maschile che le piaceva portare, lei così donna – era nata in una piccola città dello stato americano di New York dal buffo nome di Poughkeepsie nell’aprile del 1907.

Forbici e camera oscura. Eleonora Olivetti
di Corrado Farina

Proprietaria di una Nikon e di una Hasselblad professionali quando la maggior parte dei suoi coetanei possedevano tutt’al più delle oscure marche del formato Leica, la giovane Olivetti, pur non rifuggendo dall’utilizzare tali “potenti mezzi” per tradizionali foto ricordo, preferì anche in questo campo dedicarsi a iniziative anomale.

 

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