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	<title>Nova Charta Editori</title>
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		<title>Cosa c&#8217;è meglio di un &#8230; Book?</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 13:42:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un libraio spagnolo ha deciso di dare la giusta importanza ai libri. Un&#8217;esperienza fantastica! &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un libraio spagnolo ha deciso di dare la giusta importanza ai libri.</p>
<p>Un&#8217;esperienza fantastica!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/nsravNklRes" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Alumina 37 è in libreria!</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 09:35:05 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Ultimi numeri di Alumina]]></category>
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		<description><![CDATA[Il numero 37 di Alumina è diventato speciale, un numero che a breve sarà ricercatissimo tra i collezionisti, perchè ha cambiato la sua cover! Cambio di stagione, cambio di copertina, ecco la nuova Alumina: &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>numero 37</strong> di Alumina è diventato speciale, un numero che a breve sarà ricercatissimo tra i collezionisti, perchè ha cambiato la sua cover!</p>
<p>Cambio di stagione, <strong>cambio di copertina</strong>, ecco la nuova Alumina:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.alumina.it/ultimo-numero/"><img class="aligncenter size-full wp-image-12508" title="COVER-37" src="http://www.novacharta.it/wp-content/uploads/2012/05/COVER-37ok.jpg" alt="" width="408" height="532" /></a></p>
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		<title>Il nuovo numero di Charta è in libreria</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 09:27:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ultimi numeri di Charta]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo la copertina del numero 121 di Charta. Per gli approfondimenti sugli articoli vi consigliamo: Sartorio e la Sibilla  e La vanguardia aplicada &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo la copertina del numero 121 di Charta.</p>
<p>Per gli approfondimenti sugli articoli vi consigliamo: <a href="http://www.rivistacharta.it/2012/05/sibillasartorio/">Sartorio e la Sibilla</a>  e <a href="http://www.rivistacharta.it/2012/05/vanguardia/">La vanguardia aplicada</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.rivistacharta.it/ultimo-numero/"><img class="aligncenter size-full wp-image-12505" title="Cover-Charta-121" src="http://www.novacharta.it/wp-content/uploads/2012/05/00_Cover-Charta-121_Coperti.jpg" alt="" width="405" height="544" /></a></p>
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		<title>La marchesa degli angeli (miniati)</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 14:22:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nostro editore Vittoria de Buzzaccarini è stata intervistata dal Corriere della sera per l&#8217;inserto settimanale del giovedì &#8220;Sette&#8221;. L&#8217;articolo di Antonio D&#8217;Orrico è stato pubblicato il 3 aprile e noi lo riportiamo anche sui nostri siti. Mettete la famiglia più antica di Padova, i marchesi de (mi raccomando la di minuscola) Buzzaccarini. Gente che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro editore Vittoria de Buzzaccarini è stata intervistata dal Corriere della sera per l&#8217;inserto settimanale del giovedì &#8220;Sette&#8221;. L&#8217;articolo di Antonio D&#8217;Orrico è stato pubblicato il 3 aprile e noi lo riportiamo anche sui nostri siti.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.novacharta.it/wp-content/uploads/2012/04/immagine-vitt.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-12496" title="immagine-vitt" src="http://www.novacharta.it/wp-content/uploads/2012/04/immagine-vitt.jpg" alt="" width="269" height="371" /></a></p>
<p>Mettete la famiglia più antica di Padova, i marchesi de (mi raccomando la di minuscola) Buzzaccarini. Gente che per farsi fare il mausoleo di famiglia ingaggiava un maestro trecentesco come Giusto de’ Menabuoi. Gente che ha dato i natali a vescovi, cardinali, giuristi e astronomi (e anche al sior marchese Ludovico che fu decapitato dai veneziani e ancora non si è capito il perché. Gente di grande snobismo che coltivava idee ghibelline e prestava soldi e armi al governo della Serenissima. E ora mettete una ragazza di nome Vittoria de Buzzaccarini. Brunoro, suo padre, è un brillante ufﬁciale di carriera che ha servito la patria e, soprattutto, re Vittorio Emanuele terzo di cui è stato strettissimo collaboratore. Vittoria è ﬁglia unica e ha sempre vissuto, come dice lei stessa, &#8220;con il culo nel burro&#8221;. Ma una mattina (siamo agli inizi degli Anni Cinquanta del Novecento, ancora ben lontani dunque dal ’68 e dalla stagione della contestazione), Vittoria fa ai suoi genitori un discorso che è all&#8217;incirca il seguente: &#8220;Cari marchesi, mi avete rotto. Me ne vado&#8221;.</p>
<p><span id="more-12495"></span></p>
<p>A quell’epoca e in quel palazzo e con quella storia familiare, suona come un discorso da extraterrestri. I marchesi, forti di una saggezza millenaria, cercano di prendere tempo: &#8220;Vittoria cara, ﬁnisci almeno l&#8217;università&#8221;. &#8220;No. Non ce la faccio più. Aveva ragione la zia Pia, la Viennese, quella che se ne scappò perché sosteneva che a Padova c’è troppa nebbia. Anche io qui mi sento soffocare&#8221;. E se ne parte davvero. Per Milano, la capitale della nebbia, a dimostrazione che il clima nella sua rivolta di sessantottina antelitteram non c’entra niente.</p>
<p><strong>NEBBIA AL TAVOLO DEL BRIDGE</strong></p>
<p>Nella metropoli Vittoria si mette a lavorare.</p>
<p>Giornalismo, moda. Si sposa. Con un ingegnere. &#8220;Un uomo adorabile, gradevolissimo&#8221;. Ha due ﬁgli. Ma il primo strappo non è bastato. &#8220;Oooh! Milano era così perbene. Giocavano tutti stupendamente a bridge. E io mi sentivo mancare l’aria di nuovo&#8221;.</p>
<p>Così Vittoria torna single. &#8220;Si, lo so, sono stata sventata. Anticonformista in maniera un po’ esasperata. Forse non sono stata una ﬁglia perfetta, una moglie perfetta, una madre perfetta. Ma sono stata una donna, nel senso pieno, e lo sono ancora&#8221;.</p>
<p>La marchesa Vittoria de Buzzaccarini è seduta in uno dei salotti del palazzo padovano di famiglia. Sul tavolo ci sono le riviste di cui é fondatrice ed editrice. Sono riviste uniche in Italia, come Charta, la bibbia dei collezionisti di carta. O come Alumina, l’unica in Europa dedicata alle miniature.</p>
<p>Poi ci sono i libri che raccontano i restauri di codici preziosissimi che andavano in malora negli archivi e nelle biblioteche. Un’avventura cominciata per caso.</p>
<p>&#8220;Un giorno mi chiama Celestino Zanﬁ, editore modenese. Un uomo dolcissimo, pieno di intuizioni. Nessuna cultura di base ma un istinto incredibile. Con due soli difetti. Era una frana nell’amministrazione e aveva la pessima abitudine di telefonarti alle sei e mezzo di mattina. Insomma, anche quella volta mi tira giu dal letto e mi dice: “Tu devi farmi una rivista di collezionismo di carta”. Rispondo che ho altro da fare. “Pensaci”, dice lui&#8221;. Vittoria non ci pensa proprio. Cosa c&#8217;entra una come lei, ribelle e anticonformista, con il collezionismo di carta? Lei è moderna, ha chiuso con le anticaglie (comprese quelle più moderne che vanno sotto il nome di modernariato) da quando si è messa alle spalle Padova e la millenaria tradizione di famiglia. Ma Celestino Zanfi è testardo e ritelefona, sempre all&#8217;alba. &#8220;Ci hai pensato?&#8221;. &#8220;No&#8221;. &#8220;Vittoria, ci devi pensare perché il tuo futuro è quello&#8221;. E gli detta la linea editoriale: &#8220;Non devi fare una di quelle noiosissime riviste letterarie che uno si stravolge gli occhi dopo una pagina e la butta per terra. Devi fare una cosa comprensibile non solo sui libri ma anche sui manifesti, la pubblicità&#8221;.</p>
<p>Nasce così, giusto vent&#8217;anni fa, Charta, una rivista che piace, attesa ogni due mesi con curiosità e affetto dal suo pubblico. Vittoria ci mette il suo gusto, il suo tocco leggero. E ne diventa l&#8217;editrice quando Celestino Zanfi, sull&#8217;orlo del fallimento, gliela regala:&#8221;E&#8217; tua. L&#8217;hai fatta tu&#8221;. Da lì nascono le altre iniziative compresa quella, un po&#8217; all&#8217;Indiana Jones, che si chiama &#8220;Salviamo un codice&#8221;. Che significa restauriamo fogli preziosi come il taccuino con i disegni di viaggio di Vincenzo Scamozzi, l&#8217;erede di Andrea Palladio, o il taccuino con gli schizzi seicenteschi di Gaspar van Wittel (il Vanvitelli) in riva al Tevere.</p>
<p>A parte queste cose, belle e lodevoli, il vero motivo per cui la marchesa mi ha convocato qui a Padova è un piccolo grande scoop. Ma procediamo con ordine.</p>
<p><strong> IL CONTE NON FA SCONTI</strong></p>
<p>&#8220;Mio padre Brunoro faceva parte della casa militare di Vittorio Emanuele III. Gli stette a fianco dal 1942 fino all&#8217;abdicazione. Fu uno dei testimoni quando il re firmò l&#8217;atto di rinuncia alla corona. Un giorno, mentre si trovavano a Brindisi dopo la fuga da Roma, il re domandò a mio padre se sapeva battere a macchina. Alla risposta positiva, gli chiese di procurarsi della carta. &#8220;Le darò le mie memorie da trascrivere&#8221;.</p>
<p>Ma, per il precipitare degli eventi, non gliele diede mai e Brunoro de Buzzaccarini morì novantaquattrenne nel 1991 senza aver più saputo nulla di quelle memorie. &#8220;Mio padre veniva fuori ogni tanto con questa storia e diceva: “Vorrei tanto sapere dove sono andati a ﬁnire i diari del re”. Poi, nel 2010, mentre sfogliava un catalogo d’aste la marchesa lesse che era in vendita il diario di Vittorio Emanuele. &#8220;Allora telefono al direttore della casa d’aste e gli faccio un po’ di domande. Di chi è il diario? Del conte Pier Francesco di Bergolo. L’avete venduto? No. Cosa volete? Una cifra considerevole&#8221;.</p>
<p>Adesso bisogna dire che la Marchesa degli Angeli Miniati, come la chiamano nel giro dell’antiquariato, non ha più quasi una lira ma non rinuncia a quel quaderno celeste che considera una questione un po’ personale. &#8220;Il sior conte no me ga fato sconti ma io quel diario l’ho comprato lo stesso perché faceva parte della vita di mio padre&#8221;.</p>
<p><strong>IN GITA TRA I BOMBARDAMENTI</strong></p>
<p>Il diario è un quadernetto di modestissimo aspetto. &#8220;Un tipico libretto dei conti ﬁne Ottocento con la copertina di cartone celeste e i fogli a righe. Il titolo è “Itinerario generale dopo il 1° giugno 1896”. Ed è l’unico documento personale autografo del re che ci è rimasto&#8221;.</p>
<p>Chiedo alla marchesa di poter dare un’occhiata al quaderno. Vedo che è dedicato alla moglie, la regina Elena, e subito, nella prima riga (1° giugno 1896), si parla di lei. Il re annota, in inglese: &#8220;Mosca, ci siamo incontrati per la prima volta&#8221;. Nella seconda riga, il re scrive che la desidera. Il 6 giugno scrive semplicemente:&#8221;Photos&#8221;. Continuo a sfogliare il quaderno. Ogni riga segnala un viaggio, tutti gli spostamenti fatti in compagnia della regina. &#8220;26 aprile 1897: Venezia (Esposizione Biennale)&#8221;. &#8220;19 giugno 1897: Londra (60°Regno Regina Vittoria)&#8221;. &#8220;28 luglio 1914: Roma (minacce di guerra)&#8221;. &#8220;26 dicembre 1914: nasce Maria&#8221;, l’ultima ﬁglia. Micidiale la sequenza del 1915: &#8220;13 gennaio (terremoto di Avezzano). 24 maggio (guerra all’Austria. 19 agosto (guerra alla Turchia. 19 ottobre(guerra alla Bulgaria. 24 ottobre (attacco fallito al Sabotino)&#8221;. A ogni ﬁne d&#8217;anno il re chiude sempre scrivendo &#8220;Viva l‘Italia!!&#8221;. Continuo a sfogliare. &#8220;9 gennaio 1936 Titolo di Imp.re di Etiopia&#8221;. &#8220;10 giugno 1940 guerra alla Francia e all&#8217;lnghilterra&#8221;. &#8220;18 gennaio 1941 gita a Napoli: feriti e navi&#8221;. Ed ecco il fatale 1943. &#8220;19 luglio Roma bombardata: 1300 uccisi&#8221;. &#8220;25 luglio Revoca Ministero Mussolini&#8221;. &#8220;10 settembre la fuga da Roma a Brindisi. 13 ottobre guerra alla Germania&#8221;.</p>
<p>E, dopo un appunto del 3 dicembre dedicato alla &#8220;gita a Bari bombardata&#8221;, la chiusura d&#8217;anno con la solita frase &#8220;Viva l’Ita1ia!!&#8221; e l&#8217;aggiunta &#8220;Ora più che mai!!!&#8221;.</p>
<p><strong>UN NASTRINO COLOR BLU SAVOIA</strong></p>
<p>Riconsegno il diario alla marchesa e le dico che mai mi sarei immaginato che lo stile Twitter (che adesso è ormai mania) lo avesse inventato il piccolo, brutto, storto penultimo re d’Italia in questo suo quadernetto <em>on the road</em>. Che tipo è la marchesa dovreste ormai averlo capito. Estrosa, trascinatrice, originale, irriverente (dice benissimo le parolacce). Ma ora guardandola mi sembra di intuire un ﬁlo di commozione. &#8220;Mi ricordo che a settembre c’era il consueto pellegrinaggio reale. Mio padre mi portava in visita dalla regina Elena a Cannes o a Montpellier. Me la ricordo vecchia ma con un’allure straordinaria. Il re 1’amava molto. Mio padre mi raccontava sempre che, quando accompagnava il sovrano nelle sue uscite, sempre, prima di rincasare, Vittorio Emanuele faceva fermare l’auto vicino a un prato e raccoglieva dei ﬁori. Poi li legava con uno dei nastrini blu Savoia che teneva nel suo studio e li offriva alla regina&#8221;. Quest&#8217;anno (guarda la coincidenza) ricorrono due compleanni, quello dei 65 anni dalla morte del penultimo re d’Italia e quello dei 60 anni dalla morte di Elena. Vittoria vorrebbe tanto riuscire a pubblicare quello strano diario ﬁtto di date e di luoghi. &#8220;E lo farò anche se non ho più un quattrino e rischio l&#8217;interdizione perché per la casa editrice, l&#8217;amore per i codici e adesso questa roba del re, ho fatto fuori tutto quello che potevo fare fuori senza danneggiare i miei ﬁgli che mi guardano con un po’ di sospetto&#8221;.</p>
<p>Dare una degna edizione a quel libretto (la marchesa ha un&#8217;idea meravigliosa per illustrarlo: le copertine della Domenica del Corriere che rafﬁguravano le visite del re e della regina) è come salvare un altro codice.</p>
<p>Un codice che stavolta ha un risvolto privato, riecheggia un lessico famigliare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Biblioteca chiusa per degrado!</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 09:32:44 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Lorenzo Ornaghi]]></category>
		<category><![CDATA[Marino Massimo Caro]]></category>
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		<category><![CDATA[Tomaso Montanari]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; La Biblioteca dei Girolamini di Napoli è una delle biblioteche storiche più importati d&#8217;Italia e conserva 150 mila manoscritti e libri antichi che fanno parte ormai del patrimonio librario mondiale. Fu aperta al pubblico nel 1586 e fu la biblioteca che Gian Battista Vico frequentava durante le molteplici ore di studio. Una biblioteca dunque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.novacharta.it/wp-content/uploads/2012/04/biblioteca-dei-girolamini.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-12489" title="biblioteca dei girolamini" src="http://www.novacharta.it/wp-content/uploads/2012/04/biblioteca-dei-girolamini.jpeg" alt="" width="258" height="196" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La <strong>Biblioteca dei Girolamini</strong> di Napoli è una delle biblioteche storiche più importati d&#8217;Italia e conserva 150 mila manoscritti e libri antichi che fanno parte ormai del patrimonio librario mondiale. Fu aperta al pubblico nel 1586 e fu la biblioteca che Gian Battista Vico frequentava durante le molteplici ore di studio.</p>
<p>Una biblioteca dunque il cui contenuto è considerato assolutamente e indiscutibilmente prezioso.</p>
<p>Dal 1980 inizia il declino: l&#8217;edificio viene usato come luogo di ospitalità per gli sfollati del terremoto e da quel momento comincia a svanire dal panorama culturale, anche per gli stessi intellettuali e studiosi napoletani che la eliminano, sebbene involontariamente, dal novero delle biblioteche dedicate all&#8217;approfondimento e alla ricerca.</p>
<p>Il degrado e l&#8217;abbandono hanno portato oggi a decidere di chiuderla per riordino e manutenzione e il direttore Marino Massimo Caro ha denunciato alla Procura della Repubblica la scomparsa di millecinquecento libri.</p>
<p>A prescindere dai trascorsi del direttore di cui potete leggere <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/13/biblioteca-girolamini-ministro-ornaghi-ripensi/204174/">qui </a></strong>i dubbi in un appello indirizzato al Ministro Lorenzo Ornaghi firmato da circa cinquecento intellettuali italiani, abbiamo voluto mettere in evidenza una notizia che affligge molte delle nostre biblioteche e cioè la scarsa attenzione a un patrimonio culturale e a beni così delicati e preziosi che spesso, proprio perchè ne siamo detentori, vengono messi da parte o dati per scontati.</p>
<p>La nostra speranza è che, non solo, si usino le competenze di cui il nostro Paese è ricco, ma anche che si usi la massima cura nei confronti di luoghi che racchiudono la nostra memoria storica.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Musica in scatola</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 09:52:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ritagli del Curioso]]></category>
		<category><![CDATA[Antoine Favre]]></category>
		<category><![CDATA[boites a musique]]></category>
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		<description><![CDATA[Riportiamo l’articolo di Marco Fragonara apparso sul numero 3 de Il Curioso. Per tutti i collezionisti e gli appassionati di boites à musique: &#160; Napoleone le regalava ai suoi generali, sotto forma di piccole tabacchiere, nelle quali faceva installare minuti meccanismi musicali, tanto che ancora nel 1830 era in voga il “Valzer della tabacchiera” di un anonimo compositore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riportiamo l’articolo di Marco Fragonara apparso sul <strong>numero 3 </strong>de <strong>Il Curioso</strong>.</p>
<p>Per tutti i collezionisti e gli appassionati di <em>boites à musique:</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.novacharta.it/wp-content/uploads/2012/04/copertina-3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-12479" title="copertina-3" src="http://www.novacharta.it/wp-content/uploads/2012/04/copertina-3.jpg" alt="" width="343" height="457" /></a></p>
<p>Napoleone le regalava ai suoi generali, sotto forma di piccole tabacchiere, nelle quali faceva installare minuti meccanismi musicali, tanto che ancora nel 1830 era in voga il “Valzer della tabacchiera” di un anonimo compositore che si firmava con le iniziali M.S.</p>
<p>Parliamo delle <em>boîtes à musique</em>, strumenti un tempo usati per la riproduzione meccanica del suono, prima che fossero inventati il fonografo, il giradischi, il lettore di compact disc e il recentissimo DVD.</p>
<p><span id="more-12478"></span></p>
<p>I primi carillons automatizzati, differenti dalle boîtes à musique, furono costruiti nel Medioevo se non ancora prima. Nel I secolo d.C. Erone d’Alessandria nel trattato Pneumatica cita alcune particolarissime fontane musicali, messe in azione dalla pressione dell’acqua, assai simili a quelle che descrive anche Athanasius Kircher nei suoi Musurgia Universalis, pubblicati a Roma nel 1650, dove le antenate delle boîtes à musique sono messe in movimento da ingranaggi idraulici. Degli antichi strumenti di musica meccanica medioevali, come orologi e carillons, oggi non è rimasto pressoché nulla, e i pochi esemplari superstiti non producono ormai più alcun suono. E se la regina francese Maria Antonietta amava ascoltare gli automi a forma di piccoli uccelli canterini, costruiti dall’orologiaio Kintzing nel 1784, uno dei quali è oggi conservato al Musée des Arts et Métiers di Parigi, occorre attendere alcuni decenni prima che le vere boîtes à musique vivessero il loro periodo d’oro, vale a dire negli anni compresi tra il 1810 e il 1890.</p>
<p>La loro invenzione e successiva diffusione sono precedute, comunque, da alcuni studi che ne preparano la strada, come il libro di Père Engramelle, pubblicato a Parigi nel 1775, intitolato La tonotechine ou l’Art de noter les cylindres, o quello di François Bedos di Celles, intitolato Art du facteur d’orgue, pubblicato più o meno nello stesso periodo in cui si diffondono le sirenette musicali e i primi organi di Barberia – dal nome del loro inventore, il liutaio modenese Barberi – cantati dal crepuscolare Sergio Corazzini nel primo decennio del Novecento in una sua melanconica poesia, Per organo di Barberia, in ricordo di “arie sperdute” e “poveri ritornelli”, che questi strumenti suonavano per le strade.</p>

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<p>Le boîtes à musique non sarebbero neppure esistite se il maestro orologiaio Antoine Favre (1734-1820) nel 1796 non avesse inventato il meccanismo adatto a farle funzionare. Si deve a lui, infatti, l’idea di disporre l’una vicina all’altra delle lamine in metallo di differente lunghezza, spessore e peso e di farle suonare grazie a un cilindro dentato che le toccava. Dapprima utilizzato negli orologi o nei gioielli, questo meccanismo, qualche anno più tardi viene fissato all’interno di una scatola in legno di abete, che aveva la funzione di fare da cassa di risonanza.</p>
<p>Le lamine in acciaio – tante quante sono le note necessarie alla musica che si vuole riprodurre – a partire dal 1820 sono fissate come su di una tastiera, a tre a tre su piccole sbarre di metallo. Quest’ultima innovazione tecnica, dovuta a David Lacoultre nei primissimi anni del XIX secolo, permette di produrre con precisione la melodia desiderata, dato che le piccole punte del cilindro, anch’esso in metallo e riempito con del cemento caldo e chiuso ermeticamente alle due estremità, toccano le lamine in modo più esatto. Un lavoro di alta precisione, quindi, che impiega la conoscenza tecnica musicale, quella minuziosa dell’orologiaio, e l’esattezza propria dell’ingegneria del suo costruttore.</p>
<p>Una manovella posta a lato, o un tipo di sistema a molla, fa girare il cilindro, che, almeno all’inizio, porta impressi i segni di un’unica melodia, in seguito anche tre o quattro o anche più, quando, con il tempo, la tecnica di costruzione si perfeziona ulteriormente.</p>
<p>Paese per eccellenza delle boîtes à musique è la Svizzera, dove nel 1815, a Saint-Croix viene impiantata la prima importante fabbrica per merito di Jérémie Recordon e Samuel Junod, che montano i nuovi meccanismi musicali, anche su orologi, piccoli cofani e bastoni da passeggio.</p>
<p>Tra gli anni Quaranta e Sessanta, sempre in Svizzera si affermano eccellenti atelier che entrano in competizione tra loro, come quelli dei Frères, dei Brémond, di Ducoummon Girod, di Langdorf e di Paillard. Ma anche nel resto dell’Europa non mancano artigiani e specialisti in questo particolare settore.</p>
<p>È il caso del boemo Frantisek Rebicek, che verso la metà del secolo espone i suoi primi lavori a Praga, esportandoli a Londra e a Parigi, e del viennese Olbrich che compete con gli svizzeri Lecoultre, Gublet, Frères Jaccard di Saint-Croix, Doës di Ginevra e la francese Fabbrica Epée, che opera a partire dalla metà del XIX secolo, in collaborazione con l’atelier Mirecourt, che fabbrica anche organi di Barberia e che preannuncia in quest’ultimo settore le innovazioni delle case Limonaire, Gavioli, e Ruth &amp; Sohn.</p>
<p>Alcuni compositori, iniziano a pensare musiche espressamente scritte per le boîtes à musique, come W.V. Wallace e J. Benedict, che collaborano con Nicole Frères e nel 1880 giungono a scrivere musiche fino a sei variazioni, come il Krakowiack di Wallace.</p>
<p>Più o meno in questo stesso periodo le boîtes à musique si arricchiscono anche di particolari effetti, come quello, a mandolino, ottenuto con la ripetizione della stessa nota su otto lamine consecutive, a forte-piano, a sublime armonia, a chitarra o ad arpa, soprattutto costruite da Nicole Fères, Paillard e Beaker-Troll. Tutti espedienti che non hanno nulla da aggiungere, tuttavia, alla delicatezza del suono dei primissimi strumenti meccanici.</p>
<p>Ma ci si accorge ben presto che il cilindro dentato è soggetto a una certa usura, e che il costo del suo cambio per ascoltare un maggior numero di melodie è abbastanza elevato. È in tal modo che in Germana, nel 1897, la Polyphon, sfruttando l’invenzione del 1885 del tedesco Paul Lochmann di Gohlis, vicino a Lipsia, sostituisce al cilindro un disco in metallo forato e dentato con piccole stelle al posto delle tradizionali punte, facendo entrare in crisi non pochi artigiani, tra cui il boemo Rebicek.</p>
<p>Nel giro di pochi anni alla Polyphon si aggiunge la Symphonium, tanto che, per vincere la concorrenza, la prima apre una sua filiale americana, la Regina Music Box Company, fondata da Brachhasen a Rahway nel New Jersy, che diffonde un po’ ovunque le nuove boîtes à musique a disco, con le arie di sempre, da Chopin a Brahms, da Beethoven a Schubert, le più rare, ai moltissimi valzer di Strauss e alla marcia nuziale di Mendelssohn, oltre che le arie delle opere di Weber, Bellini, Rossini, Verdi, Bizet, Gounod e Offenbach. Tuttavia il cilindro non fa del tutto la sua scomparsa, come testimonia il Multiphone, la piccola boîte à musique, con cilindri intercambiabili e una tastiera di 36 lamine, a una sola aria, costruita dalla svizzera Ulmann alla fine del XIX secolo, anche se meno elegante e complessa di quella detta Aux bronzes, con automi e tastiera di sei lamine a cui se ne aggiunge un’altra di 74 lamine, che suona dieci arie, costruita nel 1880.</p>
<p>Lentamente, intorno agli anni Trenta del Novecento, la richiesta di boîtes à musique sembra scomparire, per riapparire una ventina d’anni più tardi, sotto forma di collezionismo. Oggi, le vecchie boîtes à musique sono conservate in moltissimi musei del mondo, sono oggetto di scambio e di vendita all’asta e se ne costruiscono ancora di raffinate presso gli atelier svizzeri Reuchat a Ginevra, Reuge e Thorens a Saint-Croix.</p>
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		<title>Un circolo filatelico speciale</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 08:20:15 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[casa di reclusione]]></category>
		<category><![CDATA[circolo filatelico intramur]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; A Milano Bollate è nato un circolo filatelico nella Casa di Reclusione. Un gruppo di detenuti appassionati al collezionismo dei francobolli, aiutato dagli educatori, ha ottenuto di coltivare un hobby intelligente e educativo attraverso la realizzazione di raccolte basate sull&#8217;essenza del collezionismo: lo studio del materiale e il piacere della ricerca. Non avendo però [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.novacharta.it/wp-content/uploads/2012/04/bollate1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-12474" title="bollate" src="http://www.novacharta.it/wp-content/uploads/2012/04/bollate1.jpg" alt="" width="131" height="110" /></a></p>
<p>A Milano Bollate è nato un circolo filatelico nella Casa di Reclusione. Un gruppo di detenuti appassionati al collezionismo dei francobolli, aiutato dagli educatori, ha ottenuto di coltivare un hobby intelligente e educativo attraverso la realizzazione di raccolte basate sull&#8217;essenza del collezionismo: lo studio del materiale e il piacere della ricerca.</p>
<p>Non avendo però la possibilità di andare a caccia di materiale reperibile nei mercatini o nei negozi specializzati, il nuovo Circolo lancia un appello alla sensibilità di tutti i collezionisti che desiderino con la loro generosità inviare materiale e eccedenze delle loro raccolte di francobolli o cartoline. Questo gesto avrà il merito di dare un grande incoraggiamento e un aiuto al reinserimento sociale di queste persone.</p>
<p>Il materiale raccolto oltre a diventare una collezione sarà anche esposto in una mostra che si svolgerà all&#8217;interno dell&#8217;Istituto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Indirizzare la corrispondenza a:</strong></p>
<p>Coordinatore Sante Merlini</p>
<p>Circolo filatelico Intramur</p>
<p>c/o C.R. di Milano Bollate</p>
<p>via Belgioioso 120</p>
<p>20157 Bollate (MI)</p>
<p><strong>Grazie a tutti quelli che divulgheranno questo appello</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le cattedre ambulanti</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 13:35:52 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<description><![CDATA[In occasione del ventesimo compleanno di Charta vi proponiamo nuovamente i nostri corsi itineranti che abbiamo deciso di far fermare a Città di Castello durante la XIII mostra del Libro Antico e della Stampa Antica. Si svolgeranno i seguenti corsi: 31 agosto – 2 settembre 2012 “il libro antico” 1-2 settembre 2012 “Conoscere e leggere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione del ventesimo compleanno di Charta vi proponiamo nuovamente i nostri corsi itineranti che abbiamo deciso di far fermare a Città di Castello durante la XIII mostra del Libro Antico e della Stampa Antica.</p>
<p>Si svolgeranno i seguenti corsi:</p>
<p>31 agosto – 2 settembre 2012 “il libro antico”</p>
<p>1-2 settembre 2012 “Conoscere e leggere le stampe”</p>
<p>1-2-settembre 2012 “il Novecento”</p>
<p style="text-align: left;">Per informazioni: telefonare lunedì-mercoledì-venerdì ore 9.30-17 allo 0415211204 <a href="mailto://segreteria@novacharta.it"> segreteria@novacharta.it</a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.novacharta.it/wp-content/uploads/2012/03/Cattedre-Ambulan.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-12467" title="Cattedre-Ambulanti" src="http://www.novacharta.it/wp-content/uploads/2012/03/Cattedre-Ambulan.jpg" alt="" width="401" height="530" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Charta 120 è in libreria!</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 11:45:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ultimi numeri di Charta]]></category>

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		<description><![CDATA[Il numero 120 è già arrivato in libreria. I nostri punti vendita li potete trovare qui  &#160; Di seguito troverete contrassegnati da un link alcuni articoli che abbiamo implementato di immagini nuove che nel numero cartaceo non hanno trovato spazio. Sommario MEI: istruzioni per l’uso di Giancarlo Petrella Il progetto Material Evidence in Incunabula Il testimonial coi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il numero 120 è già arrivato in libreria. I nostri punti vendita li potete trovare <strong><a href="http://www.rivistacharta.it/dove-acquistare/">qui</a> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di seguito troverete contrassegnati da un link alcuni articoli che abbiamo implementato di immagini nuove che nel numero cartaceo non hanno trovato spazio.</p>
<p><strong><a href="http://www.novacharta.it/wp-content/uploads/2012/03/Cover-120.jpg"><img class="size-full wp-image-12460 alignleft" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 5px; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Cover-120" src="http://www.novacharta.it/wp-content/uploads/2012/03/Cover-120.jpg" alt="" width="340" height="455" /></a>Sommario</strong></p>
<p><strong>MEI: istruzioni per l’uso </strong>di <em>Giancarlo Petrella</em></p>
<p>Il progetto Material Evidence in Incunabula</p>
<p><a href="http://www.rivistacharta.it/2012/03/topolino_reclame/"><strong>Il testimonial coi guanti</strong> di <em>Michele Rapisarda</em></a></p>
<p>Topolino e i prodotti italiano degli anni Trenta</p>
<p><a href="http://www.rivistacharta.it/2012/03/nello-spirito-del-millenario/"><strong>Nello spirito del Millenario </strong>di <em>Alessandro Brezzi</em></a></p>
<p>La Biblioteca Comunale rilliana di Poppi</p>
<p><strong>Una guida per disorientarsi </strong>di <em>Loris Rambelli</em></p>
<p>A zonzo con Ezio D’Errico e Giulio Da Milano nella Torino anni Trenta</p>
<p><strong>Nei giardini onirici di Kensington </strong>di <em>Massimo Gatta</em></p>
<p>Il <em>Peter Pan</em> di James M. Barrie riletto da Giuseppe Zanasi e Antonio Saliola</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-12459"></span></p>
<p><strong>Icone per ogni stagione</strong> di <em>Santo Alligo</em></p>
<p>Marcello Dudovich poeta della belle époque</p>
<p><strong>I quattro rami dei “Coralli”</strong> di <em>Claudio Pavese</em></p>
<p>La grafica Einaudi nella storia di una collana</p>
<p><strong>I riflessi del bianco</strong> di <em>Francesco Rapazzini</em></p>
<p>Jean-Emile Laboureur</p>
<p><a href="http://www.rivistacharta.it/2012/03/omaggi-dell’editore/"><strong>Omaggi dell’editore</strong> di <em>Mauro Chiabrando</em></a></p>
<p>Galateo d’accompagnamento dei volumi in dono o recensione</p>
<p><strong>Addio, Mister No</strong> di <em>Corrado Farina</em></p>
<p>Un ricordo di Sergio Bonelli</p>
<p><strong>Specialisti della Rivolta</strong> di <em>Pasquale Di Palmo</em></p>
<p>Artaud, Breton e l’avventura surrealista</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sculture da ufficio</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 14:17:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ritagli del Curioso]]></category>
		<category><![CDATA[macchine da scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[olivetti]]></category>
		<category><![CDATA[olivetti design]]></category>
		<category><![CDATA[telefoni per ufficio]]></category>

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		<description><![CDATA[Riportiamo l&#8217;articolo di Leonardo Passarelli apparso sul numero 2 de Il Curioso. Un articolo che interesserà tutti i collezionisti e gli appassionati di &#8220;antichi&#8221; strumenti da ufficio. Da alcuni anni, ormai, un grande numero di macchine per la scrittura meccanica ha lasciato il campo prima alle dirette discendenti elettriche, quindi a quelle informatizzate, il cui “meccanismo” e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riportiamo l&#8217;articolo di Leonardo Passarelli apparso sul <strong>numero 2 </strong>de <strong>Il Curioso</strong>.<br />
Un articolo che interesserà tutti i collezionisti e gli appassionati di &#8220;antichi&#8221; strumenti da ufficio.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.novacharta.it/wp-content/uploads/2012/02/copertina-si.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-12441" title="copertina Curioso n.2" src="http://www.novacharta.it/wp-content/uploads/2012/02/copertina-si.jpg" alt="" width="298" height="421" /></a></p>
<p>Da alcuni anni, ormai, un grande numero di macchine per la scrittura meccanica ha lasciato il campo prima alle dirette discendenti elettriche, quindi a quelle informatizzate, il cui “meccanismo” e funzionamento è addirittura impalpabile e invisibile.</p>
<p><span id="more-12438"></span></p>
<p>È ancora possibile però scorgere questi oggetti nelle improvvisate bancarelle dei mercatini domenicali, riconoscerli come appartenenti alla nostra memoria; perché abbiamo fatto in tempo a utilizzarli prima che venissero sostituiti da modelli più aggiornati, oppure ancora li conserviamo in qualche luogo remoto della nostra casa come testimonianze affettive. Ciò di cui spesso però non abbiamo coscienza è il fatto che questi stessi oggetti, che per una somma irrisoria possiamo acquistare sulle bancarelle, sono spesso esposti in importanti musei, sono riprodotti su testi di storia, non solo del design ma anche del costume, e sono entrati ormai in quel mondo ideale delle forme industriali, che oltre a costituire un modello di riferimento costante, racconta la storia dell’industria di un paese e di una civiltà; sono la testimonianza diretta di uno stile, inteso come l’insieme di quelle caratteristiche che costituiscono formalmente e progettualmente lo spirito di un’epoca, con le sue utopie, le sue contraddizioni, i suoi rapporti diretti con l’espressione artistica e con la società in cui si trovarono ad essere agiti.</p>

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			[Show as slideshow]		</a>
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<p><em>1) Marcello Nizzoli, macchina addizionatrice Summa 40, Olivetti, 1940; 2) Marcello Nizzoli, veduta laterale e frontale della macchina per scrivere Lexikon 80, Olivetti, 1948; 3) Marcello Nizzoli, macchina per scrivere Lettera 22, Olivetti, 1950; 4) Macchina per scrivere Olivetti al mercatino di Corsico, Milano; 5) Nizzoli Associati, telefono per ufficio in resina termoplastica, Safnat, 1958</em></p>
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<p>Spesso si parla di Italian style trattando di progettazione industriale e pochi sanno che proprio alcune delle pietre miliari di questo settore sono dovute alla lungimiranza e all’intelligenza imprenditoriale di Adriano Olivetti (1901-1960), che intorno al 1930 prese direttamente la guida dell’azienda di famiglia. Fu suo il merito se nel dopoguerra nel nostro paese il nome Olivetti è diventato sinonimo di macchine per scrivere. Ai successi commerciali in Italia si unirono presto numerosi riconoscimenti all’estero, diretta conseguenza delle novità tecniche e formali dei modelli (non solo macchine per scrivere, ma anche macchine per il calcolo, prima meccaniche e quindi elettriche e infine elettroniche), e dell’intelligente strategia di comunicazione pubblicitaria, affidata dal 1950 al 1967 soprattutto a Giovanni Pintori (1912-1999); innovativa fu anche la presentazione dei prodotti nei negozi, la cui progettazione degli ambienti fu affidata ad architetti capaci di valorizzarne, nel contesto, le qualità complessive; in tale ambito uno degli esempi più significativi fu il famoso show-room Olivetti situato nella Fifth Avenue di New York. Inaugurato nel 1953, era stato progettato dallo studio BBPR (Gian Luigi Banfi, Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressuti, Ernesto Nathan Rogers) e impreziosito dai bellissimi bassorilievi di Costantino Nivola (1911-1988), che realizzò per l’occasione un murale di 23 metri. Lo stesso Nivola, emigrato negli Usa nel 1938 per problemi razziali, essendo sua moglie di origine ebraica, aveva già collaborato come art director con l’azienda di Ivrea, segnalandosi nel 1937 con la realizzazione, in collaborazione con Pintori, delle illustrazioni e dell’impaginato di un capolavoro della storia del graphic design quale è il volume Storia dell’alfabeto, scritto dal poeta-ingegnere-matematico Leonardo Sinisgalli.</p>
<p>L’anno precedente all’apertura del negozio di New York, nel 1952, nella stessa città si era tenuta al Museum of Modern Art l’esposizione Olivetti: Design in Industry, a seguito della quale ben tre progetti di Marcello Nizzoli (1887-1969), la calcolatrice Divisumma 14 (1948), e le macchine per scrivere Lexikon 80 (1948) e Lettera 22 (1950) entrarono a fare parte della collezione permanente della sezione di disegno industriale del museo.</p>
<p>Le originali soluzioni tecniche che Nizzoli introdusse, coadiuvato nella progettazione della meccanica dall’ingegner Giuseppe Beccio, fanno della Lexikon 80 e della Lettera 22 due tra gli esempi più riusciti nella storia del disegno industriale.</p>
<p>Per quanto riguarda la Lexikon 80, la progettazione era iniziata nel 1945, partendo dalla soluzione del guscio protettivo della meccanica, adottata per la macchina per il calcolo Summa 40.</p>
<p>Innanzitutto ciò che appare più evidente osservando la macchina è la carrozzeria a sviluppo continuo. La quale nella sua sinuosità mostra una certa propensione da parte di Nizzoli per forme arcaiche, curvilinee che hanno non poche affinità con esempi della scultura di Hans Arp. Sicuramente fu la messa a punto della tecnica della pressofusione a indirizzare Nizzoli verso forme libere e, in quanto tali, non necessariamente connesse strutturalmente con il cuore meccanico della macchina. Infatti un’altra caratteristica importante da sottolineare è la trasgressione di uno dei capisaldi del funzionalismo di tradizione razionalista, che auspicava una stretta connessione tra forma e funzione: la forma esteriore avrebbe dovuto discendere dalle funzioni per cui l’oggetto veniva progettato. Questa predilezione per forme sinuose, spesso distanti concettualmente dal discorso tecnico che esse veicolano, tra l’altro, sarà una costante in Nizzoli per un decennio, almeno fino al 1958, anno di produzione del telefono per ufficio prodotto dalla Safnat. L’intento di dare vita a forme quasi organiche, dotate di una piacevolezza visiva e ricche di connotazioni psicologiche, è testimoniato direttamente dallo stesso Nizzoli, il quale, come riportato nella monografia dedicatagli da Germano Celant nel 1968, significativamente così descrive in un appunto la sua macchina per cucire Mirella (1957): “un soprammobile o una scultura astratta”. Del progetto colpisce anche il rilievo plastico dato alla leva in alluminio per il ritorno del carrello che si protende in avanti verso la mano dello scrivente.</p>
<p>Significativo per la storia del disegno industriale italiano che altri prodotti, coevi alla Lexikon 80, ma appartenenti ad altre tipologie, soprattutto veicoli di trasporto, presentino caratteristiche formali simili nella carrozzeria a sviluppo continuo dalle forme morbide; basterebbe pensare alla Vespa progettata per la Piaggio dall’ingegnere elicotterista Corradino D’Ascanio nel 1946 oppure a quel gioiello della carrozzeria automobilistica italiana rappresentato dalla berlinetta Cisitalia 202, disegnata da Pininfarina nel 1947.</p>
<p>Se con la Lexikon 80 l’Olivetti si era rivolta a quel settore del mercato rappresentato dagli uffici e da tutta quell’utenza che prevedeva un utilizzo massiccio e continuo della macchina per scrivere (si pensi alle questure, ai commissariati, agli uffici postali ecc.), con la Lettera 22 essa intese allargare ulteriormente la diffusione di suoi prodotti.</p>
<p>Questa macchina che presenta una volumetria ridotta, con conseguente notevole diminuzione di peso, è stata probabilmente la prima vera macchina per scrivere portatile; venduta corredata di un’elegante valigetta si intese evidenziarne ulteriormente la vocazione alla trasportabilità. La tastiera, che è leggermente inclinata, ha i tasti con la faccia superiore concava, quasi un invito alla digitazione, e uno di essi, quello per la tabulazione, è di colore rosso vivo, illuminando così la carrozzeria che nella versione originale era di un beige verdastro, quasi militare.</p>
<p>Con questo progetto Nizzoli e l’Olivetti nel 1954 ricevettero il premio del Compasso d’Oro, il più importante riconoscimento per un prodotto di disegno industriale in Italia. Citando un annuncio pubblicitario apparso nel 1951 su riviste si può concludere dicendo che: “Universale come il telefono, la radio, l’orologio…”, con la Lettera 22 “si è voluto ottenere uno strumento che rappresentasse per la scrittura a macchina quel che la stilografica ha voluto dire per la scrittura a penna […]. Il congegno del cestino mobile permetterà di impiegare la macchina anche in posizione inclinata e quindi sulle ginocchie, in viaggio, in auto […]. Contenuta nella sua valigetta, questa macchina resistente e leggera accompagnerà l’uomo d’affari; grazie alle sue dimensioni entrerà nel cassetto dello studioso; per la sua linea di misurata eleganza sarà il segno di un gusto avveduto nell’ambito del soggiorno familiare […]. L’elevato numero di prestazioni e la sua qualità rigorosamente collaudata la destinano alla vita di un gran numero di famiglie e di case e la rendono parte integrante della esistenza quotidiana, necessaria al professionista come allo studente, alla signora e al commerciante, a chiunque operi e scriva”.</p>
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