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Editoriale

Pare che l'italiano sia la quinta lingua più studiata nel mondo, da chi vuole apprendere una lingua straniera, dopo autentiche corazzate linguistiche come l'inglese, lo spagnolo, il francese e il tedesco. Piazzamento tutt'altro che disprezzabile, anzi più che onorevole, a cui certo hanno dato il loro contributo, oltre alle innumerevoli attrattive del "bel paese là dove 'l sì suona", la notorietà e il prestigio dei tre padri della nostra lingua, Dante, Petrarca e Boccaccio, le "tre corone" che hanno imposto nella nostra penisola, nel Trecento, l'uso di quel fiorentino letterario che da allora è assurto ufficialmente a lingua nazionale.

Non stupisce dunque che la Divina Commedia, il Canzoniere e il Decamerone figurino spesso in pole position anche in campo codicologico, e non solo a livello accademico, dove saggi, studi, convegni non cessano di interrogare con sempre nuovi frutti questi capisaldi della nostra identità collettiva, ma anche sul piano dell'informazione più corrente e quotidiana, ove l'attenzione verso i fondatori dell'idioma nazionale è tenuta sempre viva da notizie, eventi, iniziative editoriali di scottante attualità e di notevole spessore culturale. Solo per fare un paio di esempi, è di questi giorni il passaggio in asta da Christie's di uno degli ultimi codici di rime e componimenti petrarcheschi ancora in mani private, mentre per quanto riguarda il settore editoriale si segnala, da parte di Utet, la recente pubblicazione in facsimile di uno dei più antichi manoscritti illustrati della Divina Commedia, conservato presso la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia.

Anchedunque ha voluto dare un suo piccolo contributo alla riscoperta dei nostri grandi classici illustrando in questo numero, con il commento di una quotata studiosa americana, un testo minore di Giovanni Boccaccio, il De casibus virorum illustrium, tradotto da quel grande conoscitore, estimatore e divulgatore dello scrittore certaldese in terra di Francia che fu Laurent de Premierfait. Nota attraverso svariate redazioni illustrate, tra cui abbiamo scelto quella del Getty Museum di Los Angeles, la versione francese dell'operina di Boccaccio divenne infatti ai primi del Quattrocento un vero e proprio best-seller, letto e meditato non solo dai ceti aristocratici ma da un pubblico molto più ampio. Un momento alto della nostra storia letteraria diventava così patrimonio dell'umanità. E la lingua italiana, da allora fino ai giorni nostri, idioma ambito e apprezzato in tutto il mondo.

di Gianfranco Malafarina

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